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In this article, Anders Lindholm of Boyden Italy discusses the cultural differences in the Nordic countries compared to those in Italy when it comes to business and management.
By Iolanda Barera

È verità universalmente riconosciuta che abbiamo meno donne manager della media mondiale, mentre in Scandinavia succede il contrario. Ma perché mai? Rispondere con un «lì si spinge veramente verso la diversità» o «l’assistenza pubblica per la famiglia funziona» oppure «sono meno maschilisti» è un po’ vago. Anders Lindholm, ad di Boyden Italy, papà svedese e mamma italiana, 52 anni trascorsi tra i due Paesi ed esperienza ultraventennale di head hunting a livello internazionale (insomma carte in regola per parlarci dell’argomento), fa un quadro articolato. «La cultura nordica è meno formale e gerarchica, ti relazioni più alla pari, forse c’è meno rispetto cieco per i senior e si guarda di più a meritocrazia e competenze» comincia. Per poi passare al work-life balance. Perché là non c’è il mito dell’office hero: «Non è una cosa brutta andare a casa alle 6, neanche per un manager». Mentre il capo a tempo parziale esiste e, soprattutto, è accettato: «È molto diffuso che amministratori delegati donna o manager di un certo livello con figli piccoli lavorino per l’80%». E, fatto che da noi può sembrare ancora più strano, stato e aziende spingono (veramente) sulla «shared parenthood», il congedo parentale condiviso tra i due genitori. E pare funzionare: «Al parco in Scandinavia incontri spesso dei papà trentenni con la carrozzina. Qui in Italia conosco un solo uomo che ha preso un permesso parentale e un anno dopo è stato licenziato».

Ciò detto le nostre manager escono a testa alta: brave più della media scandinava (perché per emergere hanno dovuto mostrare delle competenze più evidenti e forti dei colleghi) e leader al pari dei maschi (a volte un po’ più dure, perché hanno dovuto fare una palestra dura). Cosa manca? «Forse un po’ di consapevolezza - spiega Lindholm -. E poi c’è un problema: se cerco manager nel marketing, la rappresentanza femminile è alta, ma in alcuni settori, come l’industria, c’è il vuoto».

Per finire un piccolo appunto anche su un aspetto meno professionale: vero che il compagno latino è notoriamente meno collaborativo in casa del nordico, ma l’italiana non delega. «Proteggono il loro ruolo di madre di famiglia come delle leonesse» riassume l’esperto. Il risultato di tutto ciò è sotto i nostri occhi: un quarto degli amministratori delegati nominati in Scandinavia nel 2011 sono donne, percentuale che da noi fa scendere la lacrimuccia.

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